Riporto dal MESSAGGERO VENETO del 11/03/2008
Siamo due imprenditori che vivono e lavorano a Udine da 10 anni e in possesso di regolare permesso di soggiorno. Abbiamo un affitto da pagare per la casa, una famiglia da mantenere e le tasse da pagare come tutti. Anche la macchina naturalmente non ci è arrivata gratis: l'abbiamo acquistata tramite un finanziamento e paghiamo regolarmente le rate. alla fine, ogni mese dobbiamo essere in grado di sborsare almeno 2mila euro ciascuno.
Nel novembre del 2004 abbiamo acquistato una licenza di vendita per commercio ambulante e abbiamo cominciato a lavorare in Piazza San Giacomo a Udine, dove vendiamo vestiti. Tutto andava bene fino a quando, nel dicembre 2005, il Comune di Udine ha deciso improvvisamente che non potevamo più esercitare in quel luogo la nostra professione. E questo nonostante noi abbiamo sempre pagato regolarmente gli oneri di concessione e le tasse, come un qualsiasi onesto cittadino italiano.
Secondo il Comune, da quel momento dovevamo vendere soltanto fiori e piante e non, come abbiamo sempre fatto, vestiti, ma la nostra licenza parla genericamente di prodotti non alimentari, senza specificare altro e non l'avremmo mai acquistata se ci avessero informato subito di quella limitazione.
Ciò nonostante siamo stati costretti, anche a causa di una sentenza avversa del Tar al quale eravamo ricorsi nella speranza di veder riconosciuti i nostri diritti, a spostarci sul rilevato della piazza, liberando lo spazio occupato quotidianamente. Peccato che sul rilevato noi si possa lavorare al massimo tre giorni alla settimana. Qualunque imprenditore avrebbe difficoltà a sopravvivere se gli impedissero di lavorare quattro giorni su sette perchè noi, in piazza San Giacomo, c'eravamo anche la Domenica.
Il lavoro così è calato drasticamente, ma i conti da pagare sono sempre gli stessi e non sappiamo come fare per uscire da questa situazione. Viviamo e risiediamo a Udine, assieme alla nostra famiglia, abbiamo sempre rispettato le regole e ci sentiamo a pieno titolo udinesi. E' troppo chiedere alle istituzioni e, in primo luogo al Comune di Udine, un po’ di attenzione e di aiuto? Adesso chi ci aiuta a pagare le spese?
Chiediamo aiuto ai friulani, popolo lavoratore, affinché si giunga a un compromesso e ci facciano riprendere a lavorare con dignità.
Seguono le due firme dei due imprenditori cinesi.